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Ico Ferrero, Da Garibaldi ad Archimede – Enrico Gemelli, dai teatri di guerra ai teatri di posa

 19,00  18,05

Dalla prefazione di Stefano Della Casa

Se Torino è come scriveva Antonio Gramsci la città laboratorio per eccellenza, il cinema ha fatto parte di questo laboratorio agli albori dell’era industriale. Lo provano le più di ottanta ditte specializzate in produzioni cinematografiche registrate alla Camera di Commercio torinese che Alberto Friedemann aveva censito nei suoi studi sugli albori del cinema. E lo prova anche il fatto che la città fosse concretamente coinvolta in questa attività cinematografica. Le cronache dell’epoca segnalano che tra Piazza Carlo Alberto, Piazzetta Carignano e Galleria Subalpina i caffè si contendevano divi, dive, appassionati e semplici curiosi. E le dimensioni produttive del primo kolossal della storia del cinema, Cabiria, ci dicono che – in una città che non raggiungeva i 400.000 abitanti – furono 20.000 le comparse scritturate dalla Itala Film di Giovanni Pastrone per le scene di massa del film. E, con il senno di poi, possiamo dire che se a Torino c’è un Museo del Cinema questo è avvenuto perché una testarda studiosa di storia sabauda, Maria Adriana Prolo, andava il sabato al Balon (il mercato torinese dell’usato) e il suo bottino erano costumi, oggetti di scena, parti di copione che quelle comparse si erano tenuti a lavorazione finita e che anni dopo erano finiti da qualche rigattiere.

Insomma, anni decisivi e tante storie che raccontano al tempo stesso la passione per il cinema, i cambiamenti della città e come il cinema si sia sposato in modo tanto appassionato con lo spirito della città. Questo libro racconta la storia di uno degli attori minori di quel film colossale, ed è una scoperta preziosa perché nella vita avventurosa di Enrico Gemelli (prima garibaldino e poi attore dialettale, e come tale coinvolto anche lui nel kolossal di Giovanni Pastrone) si ritrovano tracce di tutto quanto abbiamo elencato prima. Una testimonianza dall’interno, uno spaccato di come il cinema con il suo fascino abbia cambiato per sempre la vita di chi è stato coinvolto e al tempo stesso di come il cinema abbia saputo assorbire proprio come una spugna l’air due temp.

Tutti i diritti riservati.

100 disponibili

Descrizione

Il mito di Enrico Gemelli

Pochi sanno, ai giorni nostri, chi sia stato Enrico Gemelli, anche se molti lo hanno visto sul grande schermo o al Museo Nazionale del Cinema di Torino, ospitato all’interno della suggestiva sede della Mole Antonelliana. La scena che gli ha dato fama imperitura è tratta dal film Cabiria del 1914. Cabiria, di cui fu regista Giovanni Pastrone, è un film muto che è considerato come il primo colossal del cinema italiano, sia per il dispiegamento di mezzi, sia per l’investimento economico, sia per il fatto di essere stato girato in luoghi anche molto distanti tra loro (Alpi piemontesi, Sicilia, Tunisia).

Enrico Gemelli in Cabiria interpreta il ruolo di Archimede, il celebre matematico, fisico e inventore siracusano. Memorabile è la scena in cui la flotta romana viene distrutta e affondata con l’utilizzo degli specchi ustori da lui inventati. La sua lunga barba bianca e la sua espressione spiritata, oltre a testimoniare la grande esperienza da attore, teatrale prima e cinematografico poi, rimangono impresse nella mente dello spettatore come uno dei momenti di più alta drammaticità del film. Oltre che attore di teatro e cinematografico, Enrico Gemelli fu anche direttore (o come si diceva allora, capocomico) di numerose compagnie teatrali piemontesi, con le quali girò il nord Italia e alcuni paesi esteri. E fu anche fecondo scrittore di commedie, soprattutto in piemontese.

Ma cosa c’entra Garibaldi con Archimede? Cosa c’entrano le guerre puniche con le guerre risorgimentali?

dall’introduzione dell’Autore

 

“Carabiniè”, l’opera teatrale di maggior successo scritta e interpretata da Enrico Gemelli

La proponiamo qui Carabinié, opera tetrale di Enrico Gemelli, tradotta in italiano da Ico Ferrero .

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 1.1 × 15 × 22.5 cm

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